Analisi degli assetti ormonali che predispongono all'aumento dei peso


“Gli uomini implorano dagli Dei la salute e non sanno d’avere in mano, essi stessi, gli strumenti per conservarla “ (Democrito)

Sono sempre di più gli italiani in sovrappeso od obesi. Cresce quindi l'esigenza di capire quali sono i segni ed i sintomi che precedono ed accompagnano questa malattia, per evitarla quando è possibile, per curarla quando si è già instaurata.
Il sovrappeso e soprattutto l’obesità sono espressione di una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei e nei diversi soggetti. Strumentalmente, ricorrendo a metodiche più o meno sofisticate (la bioimpedenza, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica, la pletismografia e la plicometria), si riesce a stimare o a misurare tale eccesso e la sua distribuzione.
L’obesità è una condizione multifattoriale caratterizzata dunque dall’eccesso di grasso corporeo (> del 25% nella donna e > del 35% nell’uomo) che non viene definita in maniera univoca. Per alcuni Autori è una condizione che si associa a malattia metaboliche, vascolari, oncologiche, per altri è causa delle stesse. L’orientamento comune è che al di sopra di un certo peso coporeo la si debba considerare una patologia cronica al pari del diabete e dell’ipertensione arteriosa. E’ da anni dimostrato che i soggetti obesi hanno un’aspettativa di vita qualitativa e quantitativa ridotta e pertanto l’impegno degli operatori sanitari deve essere rivolto alla ricerca di risposte sempre più efficaci e stabili. La prevalenza dell’obesità è in aumento in tutti paesi occidentali, al punto da essere definita come una epidemia. In USA contribuisce a 300.000 morti/anno, diventando in tal modo la 2° causa di morte potenzialmente evitabile dopo il fumo.
Dal punto di vista anatomo-funzionale il tessuto adiposo è un “organo” compartimentale dislocato in depositi sottocutanei e viscerali. In passato veniva considerato come mero deposito di energia mentra oggi gli sono riconosciuti altri ruoli fra cui la termogenesi e la capacità di secernere ormoni. E’ inoltre composto macroscopicamente in tessuto adiposo bianco (WAT, White Adipose Tissue) e tessuto adiposo bruno (BAT, Brown Adipose Tissue).
Il BAT ha nell’organismo la funzione di produrre energia con sviluppo di calore (termogenesi). Riceve molta vascolarizzazione e innervazione (fibre noradrenergiche). Esso è presente soprattutto alla nascita, per poi diminuire con l’età ed è localizzato nella capsula del Gerota (intorno al rene), nel pericardio, nel mediastino ed intorno ai grossi vasi addominali (aorta e vena cava). L’adrenalina e la nor-adrenalina attivano la funzione termogenica del BAT stimolando recettori Beta-3-adrenergici espressi nel tessuto adiposo bruno nell’uomo.
Il WAT ha una funzione altrettanto importante: la sopravvivenza. Infatti rilasciando composti altamente energetici (gli acidi grassi liberi, FFA) è in grado di supplire alle esigenze energetiche tra un pasto e l’altro. Mediante la produzione di leptina il WAT comunica all’ipotalamo le entità delle scorte energetiche dell’organismo. Recentemente è stato identificato un altro ormone secreto dal WAT, la resistina. Un gruppo guidato da Takashi Kadowaki all'Università di Tokio ha infatti dimostrato come questo ormone possa giocare un ruolo sia nell'insulinoresistenza legata all'obesità, sia in quella derivante dalla mancanza di tessuto adiposo (Nature Medicine 2001; 7: 941-946). Il contenuto di grasso nell’organismo dipende dalle dimensioni e dal numero degli adipociti. Le cellule adipose divengono distinguibili dall’adipoblasto (cellula progenitrice embrionale) intorno alla 15° settimana di gestazione e proliferano intensamente (moltiplicandosi di numero) fino alla 23° settimana dopodichè tale processo rallenta esponenzialmente. Nei primi 6 mesi di vita gli adipociti si ipertofizzano mentre successivamente, sino ai 2 anni, vanno incontro ad iperplasia (aumento di numero).
L’iperalimentazione in questa fase aumenta sia l’ipertrofia che l’iperplasia (processo irreversibile). Nell’adultoi fenomeni di iperplasia cellulare sembrano essere molto ridotti o assenti (perlomeno sino a quando la cellula adiposa abbia raggiunto il massimo contenuto lipidico), mentre permangono molto attivi, in relazione alla iperalimentazione, i fenomeni ipertrofici con possibilità di raggiungere un volume cellulare superiore a quello riscontrabile nell’infanzia.
Spesso si discute sulle cause predisponenti l’aumento di peso e parallelamente alle cause alimentari ben note si sottolinea che alcuni individui sono predisposti anche per via dell’assetto ormonale che li caratterizza o per le alterazioni ormonali conseguenti patologie endocrino-metaboliche o ginecologiche.
Consideriamo alcuni esempi:
La Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) riveste la maggior importanzaper frequenza e peculiarità del quadro clinico metabolico. Clinicamente è una sindrome, cioè una malattia multidistrettuale che interessa ipotalamo, ipofisi, ovaio e surrene che si manifesta con iperandrogenismo, alterazioni del ciclo mestruale, anovulazione, insulinoresistenza e conseguente iperinsulinemia. Esordisce in età puberale e si manifesta con una progressiva alterazione dei cicli mestruali fino alla loro abolilizione parallelamente ad un aumento di peso e (sovrappeso ? obesità) ed irsutismo. Sul piano ormonale si possono riscontrare elevati livelli di tutti gli androgeni. LH aumenta e FSH diminuisce e circa il 40% delle pazienti presenta livelli prolattinemici modestamente aumentati.
Le alterazioni della funzionalità tiroidea possono essere associate ad un progressivo aumento di peso talvolta misconosciuto. L’ipotiroidismo è espressione della riduzione della produzione degli ormoni tiroidei che nel tempo provoca un’importante alterazione nel metabolismo energetico con conseguente facilità di accumulo dei lipidi.
Iperprolattinemia: la sindrome iperprolattinemica è assai frequente raggiungendo un’incidenza del 25-30% nelle donne con disordini del ciclo mestruale. Le cause possono essere sia fisiologiche (alterazioni del sonno, stress, gravidanza, suzione del capezzolo, epoca neonatale), farmacologiche e patologiche (alterazioni e lesioni ipofisarie o ipotalamiche, ipotiroidismo primario, PCOS, ecc). all’iperPRL si associa iperestrogenismo responsabile delle alterazioni metaboliche del tessuto adiposo e del suo accumulo.
Numerose sono le evidenze cliniche che dimostrano la stretta correlazione tra sovrappeso, obesità e una ridotta sensibilità all'insulina. Nei soggetti obesi con bassi valori di sensibilità all'insulina spesso si verificano alterazioni a carattere metabolico (diabete mellito, ridotta tolleranza al glucosio, ipertrigliceridemia, ridotti livelli di HDL, iperuricemia), alterazioni emodinamiche (ipertensione arteriosa) e alterazioni emocoagulative (aumento del fibrinogeno e del PAI 1). L'associazione di tali alterazioni costituiscono la "sindrome metabolica " patologia molto frequente e in aumento nei paesi industrializzati. L'iperinsulinemia determina una riduzione della densità di superficie dei recettori insulinici ed una diminuzione dell'affinità di legame di questi per l'insulina, con l'instaurarsi di una condizione nota come insulino-resistenza. Questa, a sua volta, stimola ulteriormente la secrezione insulinica con progressivo esaurimento della riserva pancreatica e possibile evoluzione verso il diabete mellito tipo 2.
Alterazioni della secrezione di GH sono responsabili nel bambino di aumento dell’adiposità sottocutanea e nell’adulto sono associate ad anomalie del metabolismo lipidico.
Analizzando nel dettaglio le singole alterazioni della secrezione ormonale non possiamo notare che raramente si inquadra una singola noxa. Più frequentemente, infatti, le alterazioni ormonali sono sinonimo di modificazioni pluridistrettuali del sistema endocrino la cui integrazione è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. Di conseguenza, per diagnosticare le cause di sovrappeso, escluse quelle alimentari, è indispensabile indagare l’assetto ormonale in toto e valutare le eventuali alterazioni cercando di capire se sono causa o effetto dell’aumento di peso e dell’obesità.